Le città biofile

 

Fino a oggi abbiamo parlato di progettazione biofila principalmente in riferimento all’edilizia residenziale e ai luoghi di lavoro. Ora vorremmo allargare il nostro sguardo e indagare su come il Biophilic Design sia in grado di migliorare anche altri ambienti.

 

Quali sono gli ambienti che il Biophilic Design può migliorare?

Questa giovane disciplina può essere applicata praticamente a qualunque tipologia edilizia, intervento architettonico e pianificazione urbanistica. Abbiamo potuto constatare con esperienze progettuali dirette e indirette che è particolarmente efficace e utile negli ambienti per l’istruzione (scuole, università, biblioteche, ecc.), come anche nell’ambito della sanità (ospedali, ambulatori e anche le semplici sale d’attesa del medico di famiglia). Dopo la recente pandemia e la necessità di ripensare completamente i nostri spazi ufficio, è sempre più diffuso il ricorso a un approccio biofilo per riprogettare i luoghi dove svolgere le nostre mansioni (concetto che si spinge ben oltre il mero ufficio nella sua accezione tradizionale, ma coinvolge anche gli ambienti del lavoro in remoto; i cosiddetti ‘terzi luoghi’ come spazi urbani, parchi, piazze, alberghi; i coworking; gli hub multidisciplinari; ecc.

E le nostre città?

L’ultimo ambito che si è avvicinato alla progettazione e alle strategie biofile riguarda le nostre città.

Premessa:

Oggi più della metà della popolazione mondiale vive negli agglomerati urbani, spesso in situazioni di grande disagio. L’urbanizzazione nel mondo è una tendenza con una inarrestabile crescita; esistono stime da capogiro sui numeri delle persone che in un futuro prossimo popoleranno megalopoli gigantesche nel mondo. Le persone che si spostano verso le città, nella maggior parte dei casi, sono spinte da situazioni di carenze di ogni tipo presenti nelle terre d’origine e dal desiderio di una condizione di vita migliore con più opportunità di trovare un lavoro dignitoso. Sappiamo che queste speranze spesso non solo non vengono soddisfatte, ma le stesse persone spesso si ritrovano in meccanismi di sfruttamento e criminalità.

Già nel 1973 il poeta e scrittore genovese Eugenio Montale descrisse nelle sue “32 variazioni” con estrema lucidità i disagi che tanti esseri umani provano vivendo nelle grandi città: “Le innaturali concentrazioni metropolitane non colmano alcun vuoto, anzi lo accentuano. L’uomo che vive in gabbie di cemento, in affollatissime arnie, in asfittiche caserme è un uomo condannato alla solitudine.

Per fortuna in Italia non abbiamo (ancora) questo tipo di agglomerati urbani, anzi, oserei dire che nel nostro Paese esistono molte città affascinanti e piene di patrimonio artistico che ogni anno attirano numerosi turisti da tutto il mondo. Abbiamo però anche città più grandi, come per esempio Roma, Milano, Napoli, Torino, ecc. che invece possono essere luoghi in cui non sempre è facile vivere in maniera sana.

 

Biophilic Design su scala urbana

Nel primo decennio degli anni 2000 l’esperto in pianificazione urbana sostenibile, lo statunitense Timothy Beatley, ebbe l’idea di spingere i principi del Biophilic Design, che fino a quel momento erano stati pensati per la progettazione architettonica e per l’architettura d’interni, anche alla scala urbana.

Nel 2008 egli pubblicò un capitolo dal titolo “Toward Biophilic Cities: Strategies for Integrating Nature into Urban Design” (ita. Verso Città Biofile: Strategie per Integrare la Natura nella Progettazione Urbana) nel libro “Biophilic Design” edito da Stephen Kellert et al., che ancora oggi è un testo fondamentale e che all’epoca diede inizio a questa disciplina.

Nel 2010 uscì un libro di Beatley dal titolo “Biophilic Cities: Integrating Nature into Urban Design and Planning” (2010), che inaugurò il Biophilic City Project dell’Università della Virginia con l’obiettivo di applicare le idee, i principi e le pratiche del movimento ancora emergente del Biophilic Design, anche alle città e le aree metropolitane.

 

Qual è la definizione che Beatley da di città biofila?

Una città biofila è come “una città verde […] con una natura abbondante e sistemi naturali visibili e accessibili ai cittadini. Essa si occupa certamente delle condizioni fisiche e della progettazione urbana – con parchi, aree verdi, fauna selvatica urbana, ambienti percorribili a piedi - ma riguarda anche lo spirito di un luogo, la sua componente emotiva e la preoccupazione per la Natura e delle forme di vita, ma anche l’interesse e la curiosità per la natura, che possono riflettersi nelle priorità di bilancio di un governo locale, nonché negli stili e nei modelli di vita dei suoi cittadini.” (Beatley, 2011).

Le città biofile contengono molteplici elementi naturali (alberi, vegetazione, animali, parchi, giardini) e danno a tutti la possibilità di connessione e di fare esperienze dirette con la Natura presente. Il Biophilic Cities Network nasce nel 2013 e rappresenta un movimento globale di progettazione e pianificazione a cui nel frattempo hanno aderito numerose città nel mondo che riconoscono l'innata affiliazione dell'uomo con la Natura (=biofilia) e la necessità di porre il contatto con la Natura al centro della progettazione e pianificazione (Beatley, 2020) per creare ambienti salubri e positivi.

In sintesi, le città biofile rappresentano una vera evoluzione dell'urbanistica tradizionale, ponendo l'attenzione sull'integrazione di elementi naturali all'interno delle aree urbane, specialmente quelle più degradate. Questo innovativo approccio mira a creare ambienti urbani che promuovano il benessere fisico e mentale degli abitanti, supportino la biodiversità di piante e animali, riducano l'inquinamento non solo atmosferico e favoriscano uno stile di vita sostenibile e più sano.

Le città biofile non solo rispondono alle sfide ambientali e sociali del nostro tempo, ma promuovono anche un futuro più equilibrato e armonioso tra l'Uomo e la Natura.

 

Ci auguriamo che sempre più città nel mondo diventeranno Biophilic Cities!

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Bettina Bolten, Biophilic design consultant

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